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Il pollo di mezzanotte di Ella Risbridger

Un libro per cui vale la pena spendere del tempo

Di SIlvia Tremolada
23 Ottobre 2026
Ella-Risbridger

Ella Risbridger, autrice del libro “Il pollo di mezzanotte e altre ricette per cui vale la pena vivere“, è una famosa foodwriter londinese. E’ descritta da The Times come “la nuova scrittrice di libri di cucina più talentuosa della sua generazione”, e io non potrei essere più d’accordo. In questo articolo vi racconto perché.

Questo è un libro per cui vale la pena spendere del tempo, tanto tempo. Non basta leggerlo, bisogna gustarselo. E sì, Ella è geniale. Ciò che ha attirato fin da subito la mia attenzione è stato proprio l’inizio del racconto. Un inizio decisamente insolito, che vede come protagonista un pollo.

Già, con un pollo arrosto saporito e croccante. Non uno qualsiasi, ma uno di quelli che ricordi per tutta la vita. Anzi, di quelli che ti salvano la vita.

“Ci sono molti modi per cominciare una storia, ma questa inizia con un pollo. E’ stata in assoluto la prima storia che ho scritto sul cibo, e inizia con un pollo in una borsa di tela appesa sullo schienale di una sedia della cucina. Fuori era buio, e io me ne stavo distesa sul pavimento dell’ingresso, guardando il pollo attraverso alla porta, osservando la ruggine sui cardini, e domandandomi se mi sarei rialzata….”

“…Ma questa è una storia di speranza. E’ la storia di come mi sono rialzata da quel pavimento. E’ anche la storia di come cucinare un pollo arrosto, e di come mangiarlo. E’ una storia sul nutrirsi, che a pensarci è la storia dell’essere vivi. E, cosa ancora più importante, questa è la storia sul VOLER essere vivi…

“…Quindi questa storia comincia con un pollo. Questo è il pollo arrosto migliore che mangerete il vita vostra: credo lo si possa definire semplicemente perfetto”.

Non è un libro di cucina normale, di quelli che si leggono di solito: senza sbavature, preciso, con le foto dei piatti accanto al testo delle ricette, come a dimostrare la loro infallibilità. Mi piace dire, invece, che è perfetto a suo modo.

E’ perfetto perché non ho mai trovato nessuno che, come lei, raccontasse con tanta sincerità il potere redentore della cucina e il suo amore per essa. Aveva 20 quando a Ella furono diagnosticati i primi disturbi di ansia e una forte depressione. La “tempesta”, come la chiama lei, che per tanto tempo l’ha fatta sentire completamente fuori dal mondo, spenta, incapace, e che le ha fatto vivere anni bui, pieni di tristezza e disperazione. Lo racconta all’inizio del suo romanzo, dove ci confida anche come tutto questo l’abbia portata a tentare il suicidio.

Ma, come spesso ripete, questo libro è un inno alla vita, è il racconto di una vittoria. Il racconto di come, con discrezione e anche un po’ misteriosamente, la cucina si è inserita nella sua vita e l’ha totalmente presa, conquistata. L’ha salvata.

“Un’ambulanza mi portò in ospedale, ed ero nella sala d’attesa dello psichiatra di turno quando all’improvviso, per la prima volta dopo tanto tempo, pensai di fare un dolce: una pie.”

…”L’uomo alto mi portò a casa, e quella sera preparammo la pie a cui avevo pensato…

Lui tagliava gli ingredienti, e io mescolavo burro e farina. Ho fatto appassire i porri nel burro irlandese, e credo fossimo entrambi un po’ vincenti: non ero stata travolta dal 25 per Oxford Circus, ora c’erano i dottori sul caso, e forse avrei smesso di piangere per tutto il tempo. E forse avrei continuato a cucinare. E così ho fatto. E mi ha cambiato la vita.”

Insomma, per questo è speciale. “Il pollo di mezzanotte e altre ricette per cui vale la pena vivere” è un libro di ricette pieno di speranza, per tornare a guardare il mondo con occhi innamorati. Ed è per tutti, nessuno escluso. Ho provato fin da subito simpatia per Ella, forse perché mi sono ritrovata molto in lei. L’ho sentita vicina, un po’ come un’amica. Mi sembra di averla incontrata e conosciuta attraverso le sue parole, alle volte piene di dolore, altre, invece, spensierate. Sì, quasi come quelle di una bambina che, nella maniera più naturale possibile, si aggrappa a ciò che la fa stare bene, e vi rimane attaccata con tutte le sue forze.

“Questa raccolta di ricette è la storia di come ho imparato a farcela di nuovo: una sorta di guida per reinnamorarsi del mondo, per resistere alle tempeste e per trovare la tua strada e per vivere, vivere davvero”.

Anche per me la cucina è una forma di guarigione e di conforto nei momenti di profonda tristezza. Spesso è l’espressione del mio stato d’animo, sempre, invece, è il modo più bello per tornare a voler bene. La forma migliore per dimostrare amore verso qualcuno.

Chi di noi non ha un piatto che lo fa stare bene? Io ce l’ho, ne ho tanti. E sono un antidoto portentoso per combattere la tristezza. Non si tratta di ricette complicate o perfette, ma ricette che vengono dal cuore. E, alle volte, una torta o dei pancakes possono salvarti la vita.

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