Oggi desidero di parlarvi di una recente lettura che mi ha cambiato il modo di guardarmi attorno. Si tratta di un testo che coniuga, in qualche modo, laicità e spiritualità, che è a metà tra un testo alchemico e una guida naturalistica. Ha una narrazione precisa, che ti spinge ad osservare i dettagli, ma che a tratti diventa poesia. Ora, però, ve ne parlo meglio.
Nel suo libro Troverai più nei boschi. Manuale per decifrare i segni e i misteri della natura, Francesco Boer accompagna il lettore in un viaggio che è insieme fisico e simbolico, un pellegrinaggio attraverso paesaggi naturali che diventano metafore viventi del nostro mondo interiore. Pubblicato da Il Saggiatore nel 2021, questo volume non è semplicemente un saggio o una guida naturalistica: è un invito alla trasformazione personale attraverso l’osservazione lenta, attenta e partecipata della natura.

Boer, scrittore, alchimista e naturalista nato a Gorizia nel 1980, si muove in un territorio che fonde ecologia, filosofia e simbolismo. Il titolo stesso del libro è un richiamo a una celebre citazione di Bernardo di Chiaravalle: “Troverai più nei boschi che nei libri”, che l’autore rilegge come una sorta di dichiarazione di intenti. Nei boschi, nei fiumi, nei fiori e nelle rocce si nascondono saperi che parlano non solo alla ragione ma anche all’anima. E per scoprirli, bisogna saperli leggere non solo come oggetti biologici ma come simboli, messaggi, immagini archetipiche.
Il libro si snoda attraverso tappe stagionali e ambientali: dalla fioritura primaverile al silenzio invernale, dalle acque correnti dei torrenti alle vette delle montagne. Ogni elemento naturale diventa un’occasione di riflessione. Il bruco che si trasforma in farfalla non è soltanto un esempio di metamorfosi animale, ma un richiamo alla possibilità di rinascita e cambiamento; l’ululato del lupo evoca la paura, ma anche la sfida e il confronto con il lato oscuro del sé; il fiore che sboccia è paragonato a un astro nel cielo verde del prato. Boer alterna osservazioni concrete a meditazioni simboliche, fondendo il rigore dello studioso con la libertà del poeta, in un viaggio tutt’altro che banale o semplicistico.
Molto curato è anche l’aspetto visivo: le pagine sono arricchite da illustrazioni, erbari antichi, immagini tratte da bestiari medievali, tutte selezionate dallo stesso autore. A volte, racconta, era l’immagine a precedere il testo, suggerendogli parole e direzioni di pensiero. Il risultato è un libro che si legge e si guarda, sollecitando l’intelletto, l’intuizione e il sogno.

Uno dei meriti principali dell’opera è quello di restituire alla natura un’aura di sacralità, senza cadere però in toni moralistici o new age. Boer non propone una fuga dalla modernità, ma una sua revisione profonda: ci invita a rallentare, ad ascoltare, a ristabilire un contatto con un mondo che abbiamo imparato a ignorare o a sfruttare. La natura, ci dice, non è una risorsa da consumare, ma una lingua da imparare a parlare di nuovo.
In un mondo sempre più dominato dalla velocità e dalla superficialità, Troverai più nei boschi ci chiede un cambio di passo. Non si tratta soltanto di andare nei boschi, ma di imparare a vederli, a leggerli, a lasciarsi trasformare da loro. In fondo, come suggerisce Boer, ciò che cerchiamo nei libri, nei corsi, nelle teorie, potremmo trovarlo molto più vicino – tra le fronde di un albero, nel canto di un ruscello, nel silenzio di una radura. Ma solo se saremo disposti ad ascoltare davvero.

Vi lascio qui sotto una manciata di citazioni di Troverai più nei boschi (tra le tante che ho amato):
- “Risaliamo il corso del fiume, verso la sorgente. E’ come camminare contro il tempo. Non è una regressione, ma un ritorno all’origine.
La sorgente è il simbolo dell’inizio. Il punto straordinario in cui nessuna scelta è ancora stata fatta, in cui ogni strada è ancora possibile. […]
La sorgente sgorga dalla terra. Un parto continuo, la Grande Madre che dà alla luce il fiume, E’ madre, eppure vergine: rimane sempre limpida, purissima.
La sorgente dona sé stessa agli assetati, come una madre che allatta i propri figli. L’acqua che sgorga è un dono inestimabile.“ - “Al termine della sua corsa, il fiume giunge al mare. L’essenza individuale si perde, l’acqua dolce si dissolve in quella salata. Anche noi, dopo la morte, ci uniamo alla grande schiera di chi ci ha preceduto. Il nostro ricordo esita nel cuore di chi ci sopravvive, ma poi anch’esso confluisce nel mare senza volto delle ombre.
L’acqua del mare evapora, forma le nubi che il vento spinge verso i monti. La pioggia alimenta le sorgenti. Quella che sembrava una corsa in linea retta, si chiude e forma un cerchio.
Si intravede qui un grande mistero: la massa dei morti alimenta la nuova vita. […]“ - “Dalle differenze individuali nasce un movimento coordinato e unico. Dall’apparente caos di spinte contrastanti si giunge a un ordine di livello superiore, più vivo ed efficace del banale ordine omogeneo che appiattisce ogni cosa secondo precise direttive. E’ così nei movimenti di un banco di pesci, ma anche nelle danze aeree degli storni, persino nei nugoli di moscerini. […]
L’umanità fatica a trovare un simile equilibrio. C’è chi si è illuso che il libero mercato, lasciato a sé stesso, sarebbe stato in grado di creare un’armonia collettiva partendo dalle singole volontà egoiste di ognuno. Il risultato è il grande mostro che oggi devasta il mondo e intossica le menti, un demone autodistruttivo che minaccia anche gli altri equilibri naturali.“